A volte non ci sta tutto in uno sguardo.
E quello che è fuori fa fatica ad entrare dentro.
E Parigi non è solo bianco e nero, c’è un sacco di oro anche.
Oro un po’ ovunque.
E a volte disturba lo scintillio del sole sulla superficie eternamente lucida.
A volte sembra tutto davvero troppo.
E poi c’è il verde. E la trasparenza dei vetri colorati, la luce che si tinge attraversandoli.
E i colori li puoi vedere con gli occhi, ma se li vuoi sentire nell’anima devi spingerti al cuore del Quartiere Latino o arrampicarti fino a Montmartre che lì Parigi è un’altra cosa.
Puoi scegliere che Parigi guardare.
Fermarti dove i bambini giocano a pallone nella polvere e i grandi fanno i tornei di bocce, sederti sul marciapiede ad ascoltare jazz o percorrere le strade affollate di gente e di odori.
Io ho voluto vedere ogni cosa e forse sarebbe stato meglio fermarsi.
Ma l’unica volta che mi sono seduta al tavolino di uno dei mille cafè des artistes un piccione ha fatto la cacca sulla mia camicia bianca.
E me ne torno a casa che non ho ben capito.