mercoledì, 14 maggio 2008, ore 23:06

Il museo d’Orsay mi riconcilia definitivamente con la gente e con Parigi.
Le persone sono educate e silenziose.
Si arrabbiano quando qualcuno violenta una tela con il flash e si siedono davanti alle opere per gustarle fino all’ultima pennellata.
E ne vale veramente la pena.
Lì scopro che Van Gogh non è un pittore. Lui non dipinge quadri, li incide.
E le mele di Cézanne sono fatte di luce e riflessi, non di colori.
Il buio di Rousseau che si riempe della luminositità di un solo sguardo.
Il sole di Gaugin, la disperazione del pescatore di Puvis e molto molto altro ancora.
Scopro con piacere che anche le donne di marmo hanno la cellulite e sono comunque meravigliose. Mi commuove la gioia che esplode dalla Danza di Carpeaux e l’angoscia su cui si spalanca la Porta dell’Inferno di Rodin.
Mi riconcilio col mondo.
Infine c’è la Basilique du Sacré Cœur. Io non so se riesco a spiegare, però la gente capisce. Entra in chiesa muta e non fa foto perché c’è scritto che non si può. Si siede sulle panche e ascolta una giovane suora che legge brani dal Vangelo, osserva in silenzio l’adorazione del Santissimo Sacramento, un frammento di quello che è il ciclo perpetuo di preghiere che ancora oggi continua. La “Gallia penitente e devota” c’è scritto in alto, a caratteri d’oro. Non so spiegare.
Ma se guardi fuori Parigi è coricata ai suoi piedi.
Ed è incredibile il contrasto tra il raccoglimento che c’è dentro e l’euforia che trovo all’esterno.
Si balla sulle scalinate della basilica e ci sediamo per terra ad ascoltare buona musica, ci prendiamo un po’ di tempo per stare solo seduti a guardare.
Poi scendiamo, gradino dopo gradino, verso Place des Abbesses, gradino dopo gradino, torniamo a casa. Adesso si può cominciare a pensare alla Sicilia.

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lunedì, 12 maggio 2008, ore 23:55

Causa coda arriviamo alla Sainte Chappelle all’ora sbagliata. Il sole è alto nel cielo e ci perdiamo lo spettacolo della luce colorata che attraversa le vetrate.
L’Église du Dôme con la Tombeau de Napoléon mi manda in depressione e dopo aver subito l’ennesima perquisizione per poter accedere alla toilette, mi rifiuto di entrare nel Musée de L’Armée.
Al Panthéon mi accascio su tre gradini e mi rifiuto di proseguire, ho bisogno di qualcosa che sia umano, che mi faccia sentire viva.
Se la guardo da qui Parigi mi sento Gulliver a Brobdingnag, è tutto in scala 12:1 e io non ce la posso fare.
E lui lo sa. Così fa apparire per me ciò di cui ho bisogno.
Mi fa sedere all’ombra nell’Arènes de Lutèce e aspetta che ritrovi la forza mentre guardiamo i bambini del quartiere giocare.
Poi mi sorprende gettandomi in rue Mouffetard e io mi lascio trasportare dalla corrente e risento il sangue correre. Cammino, sorrido, mi fermo ad ascoltare. Arrivo in fondo e torno indietro e mi perdo nelle vie del Quartiere Latino che vista da qui Parigi è una bambina che balla sotto il glicine in fiore al suono di una fisarmonica.

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sabato, 10 maggio 2008, ore 18:02

L’impatto è decisamente entusiasmante. Esci dalla metropolitana e ti ritrovi senza soluzione di continuità là dov’è celato il Sacro Graal.
Vai avanti piano piano, in fila indiana, e accedi solo se superi tutti i controlli.
Ma poi ci arrivi ed è una gran bella impressione.
Inizi un tuo percorso, o almeno ci provi, che segue il filo rosso dei desideri di un ragazzino.
L’ha disegnato guardando foto su libri di arte e di storia.
Inizi un percorso, o almeno ci provi, che segue il filo giallo di un uomo che l’ha pensato per anni oppure solo quella mattina o solo pochi secondi prima di trascinarti attraverso sale e corridoi.
A seguire l’intreccio di fili gialli e rossi ci provi, davvero. Ma sono più le volte che inciampi e che ti annodi di quelle in cui comprendi e ti lasci affascinare.
E’ la location che è sbagliata.
Non si può fare un museo al Louvre.
E’ troppo grande e troppo bello. E’ bello fuori e dentro e l’architettura ti distrae dalle opere.
Attraverso le stanze guardando fuori dalle finestre enormi, lo splendido cortile e quel cielo da paura.
Mi perdo nei soffitti e nei particolari di sale che dovrebbero essere vuote e invece sono colme di rumore, gente e cose.
Mi fisso sul contenitore e mi perdo il contenuto.
Anche perché il contenuto è inguardabile. Mi scopro snob e intollerante.
Odio la gente che si fa immortalare davanti ad opere immortali.
Odio tutto questo parlare.
Odio la folla ridicola davanti alla Gioconda.
Odio essere qui con altre duecentomila persone perché vorrei essere sola ed avere tutto il tempo di cui avrei bisogno.
Ne esco sconfitta e stanca e arrabbiata. Ma ne esco. Ed è già qualcosa.
Perché da fuori, il Louvre è ancora tutto da guardare.
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martedì, 06 maggio 2008, ore 22:37

Viaggiare in aereo è una cosa che mi fa impazzire. Mi sento un po’ come una bambina sulle montagne russe. Mi metto seduta e chiudo gli occhi aspettando di sentire il salto nella pancia e poi mi vien da ridere che passo anche da stupida. E mi perdo nelle nuvole.

Ricordati: la prossima volta che prenoti un albergo via internet cerca di farti dire se è in fase di ristrutturazione che un posto così infame erano anni che non ti toccava. Hanno appena finito di imbiancare il corridoio e c’è ancora il nastro di carta attorno agli interruttori. Scendono cavi elettrici dal soffitto proprio davanti alla stanza, stanno installando l’impianto antincendio che, evidentemente, non è funzionante. La camera non è neanche male se solo ci fosse qualche cassetto dentro l’enorme armadio a muro che al momento contiene solo 4 appendiabiti e zero ripiani. E magari se finivano di montare l’aspiratore in bagno era meglio.

Sono a Parigi e ancora non ci credo.
E anche Parigi non crede che io ci sia perché al mattino si fa trovare deserta e silenziosa.
L’ho presa di sorpresa.

A Place des Vosges un clochard dorme col suo cane sotto i portici davanti alle gallerie d’arte.
Rubo una foto e un po’ mi vergogno.

Parigi vista da qui è popolata di artisti. Mi piacciono tutte le opere che vedo, mi piace ogni particolare, corro avanti per tornare indietro e riguardare.
E poi improvvisa l’immagine di me mi appare. Mi vedo dentro.
E’ come tante volte mi sento. Io e la valigia di memorie che mi porto sempre dietro.
E’ il vuoto che riempie ciò che correndo lascio indietro.
Se già non l’avete fatto cliccate sul link e scorrete la pagina fino in fondo.

E’ il Primo maggio e davanti all’Hôtel de Ville la piazza è semivuota.
Davide in versione Doineaus immortala un bacio che vale poco più di niente.
Ricorda: hai sposato un uomo timido.
La piazza di Notre Dame invece è strapiena di gente.
E ad un certo punto mi viene voglia di chiedere asilo.

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martedì, 06 maggio 2008, ore 00:35

A volte non ci sta tutto in uno sguardo.
E quello che è fuori fa fatica ad entrare dentro.
E Parigi non è solo bianco e nero, c’è un sacco di oro anche.
Oro un po’ ovunque.
E a volte disturba lo scintillio del sole sulla superficie eternamente lucida.

A volte sembra tutto davvero troppo.
E poi c’è il verde. E la trasparenza dei vetri colorati, la luce che si tinge attraversandoli.
E i colori li puoi vedere con gli occhi, ma se li vuoi sentire nell’anima devi spingerti al cuore del Quartiere Latino o arrampicarti fino a Montmartre che lì Parigi è un’altra cosa.

Puoi scegliere che Parigi guardare.

Fermarti dove i bambini giocano a pallone nella polvere e i grandi fanno i tornei di bocce, sederti sul marciapiede ad ascoltare jazz o percorrere le strade affollate di gente e di odori.
Io ho voluto vedere ogni cosa e forse sarebbe stato meglio fermarsi.
Ma l’unica volta che mi sono seduta al tavolino di uno dei mille cafè des artistes un piccione ha fatto la cacca sulla mia camicia bianca.

E me ne torno a casa che non ho ben capito.

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mercoledì, 30 aprile 2008, ore 10:21

Allora, noi andiamo.
Vorrei sentire ogni giorno dentro questa elettricità, il desiderio di vedere tutto, la voglia di volare.
Vorrei altre mille notti come quella appena passata, il sonno agitato delle vigilie.
Vorrei la Parigi di Doisneau, tutta in bianco e nero.
Ma vorrei anche tutti i colori.
Noi andiamo.
Au revoir
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martedì, 01 aprile 2008, ore 15:29

Compito: Disegna un oggetto occupando tutto il foglio da disegno

D. "Quindi, papà, devo disegnare un oggetto molto grande"
L. "No. Puoi disegnare in grande anche un oggetto piccolo"
D. "Ok"
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martedì, 01 aprile 2008, ore 15:03

Il Consiglio dei Ministri di questa mattina ha approvato definitivamente il Testo Unico Sicurezza Lavoro.
Damiano è soddisfatto. Io un po' meno
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venerdì, 28 marzo 2008, ore 16:55

Il mio occhio sta bene, ma l'oculista continua a volermi vedere almeno una volta alla settimana.
Cominciano a venirmi dei dubbi.

Sta bene anche il calcolo di Leo. E' lì tranquillo, in un anfratto del suo rene sinistro. E' molto probabile che venga a Parigi con noi.

Intanto mi si è "spento" il marito. Qualche idea per riavviarlo?

Non abbiamo ancora prenotato le vacanze. Però riceviamo continuamente telefonate dalla Sicilia e mail imploranti dall'Istria.

Vi ho già detto che adesso ho i capelli corti corti?
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venerdì, 21 marzo 2008, ore 09:38

Il signore e la signora sono momentaneamente impegnati a studiare itinerari parigini e a spedire e ricevere mail da incantevoli località di mare.
Ogni minuto libero dell'ultima settimana è stato speso per organizzare il viaggio e la vacanza.
E non abbiamo ancora finito.

Vi preghiamo di attendere.
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martedì, 11 marzo 2008, ore 21:33

Come ogni anno dalla fine di febbraio e fino alla fine di giugno questo blog vive di vita propria.
Gli accessi si moltiplicano mentre le chiavi di ricerca diventano monotematiche.
E tutto senza che io scriva una sola riga.
Ritiri, acconciature, vestiti, biglietti di auguri e di ringraziamento ...
Siamo entrati nella stagione delle Prime Comunioni.
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sabato, 08 marzo 2008, ore 16:29

E' ora di cambiare lavoro.
Dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri dello schema del Testo Unico Sicurezza Lavoro è decisamente ora di cambiare.
Perchè non riesco a pensare che un tema così importante possa essere affrontato sulla spinta emotiva generata dai mezzi di informazione.
Non riesco a pensare che una legge buona possa nascere nel bel mezzo di una campagna elettorale.
Perchè io dipendo dal Ministero della Sanità e il ministro Turco non ha detto, in merito, mezza parola mentre se ne è occupato diffusamente il Ministro del Lavoro Damiano.
Perchè non è in quei termini che penso il mio lavoro.
Che ovviamente, è sempre meno mio.
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martedì, 04 marzo 2008, ore 08:14

Ca@@o!
Non va più la macchina.
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lunedì, 03 marzo 2008, ore 19:18

Leo ringrazia tutti. Dei commenti, dei messaggi e delle telefonate.
Se non risponde è perchè ha il telefono sul vibrato e le cuffie dell'ipod nelle orecchie. Voi insistete.
Nonostante i litri d'acqua il sassolino si è affezionato e rimane dov'è.
Così la giornata di oggi è trascorsa tra il terrore seguito alla visita del mattino, "Se non esce lo andiamo a prendere noi", e la depressione dopo la visita serale, "E' una cosa lunga, noi la teniamo ancora domani in osservazione ma non c'è molto da fare".
Però non ha più avuto coliche e così ha potuto verificare di persona che in ospedale ci si rompe moltissimo e che ci vorrebbe il computer per scrivere di tutte le cose che ha visto e sentito.
Intanto io credo che sarebbe doveroso prevede, in caso di ricovero, un sostituto del degente che devo pagare le bollette, il condominio e andare al supermercato a fare la spesa, accudire il mio uomo malato, i miei figli e continuare a lavorare. Tutto da sola.
Non sono abituata.
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domenica, 02 marzo 2008, ore 21:28

Quando mi ha svegliata stamattina alle 6.30 il primo istinto è stato quello di mandarlo a cagare.
Quando alle 6.40 mi ha detto "portami in ospedale", sedendomi sul letto ho pensato che l'ipocondria è una gran brutta cosa.
Quando alle 6.45 lui mi ha guardata e ha detto "subito, adesso", mi sono sentita un po' una merda.
Ad ogni modo alle 7.10 eravamo in pronto soccorso.
Visita in emergenza 3, consulto in urologia, di nuovo in emergenza 3 e poi a fare la tac e poi ancora in emergenza 3 e un'altra volta in urologia.
Quando dopo tre flebo a momenti cadeva dalla sedia a rotelle nel contorcesi dal dolore ho fatto il conto di quanto mutuo mi rimaneva da pagare.
Quando ha sublicato tra i denti un po' di morfina ho fatto finta di non sentire.
Comunque no, non mi lascerà con due figli e piena di debiti.
Però stasera dormo da sola a casa mentre lui dorme da solo nella stanza numero 6.
E' nel letto numero 16, quello di fianco è il 16 bis e poi viene il 18.
Son cose che danno da pensare. Io, per esempio, guardando il 16 bis ho realizzato che siamo solo all'inizio di marzo di questo anno bisesto.
E' una colica renale, di quelle che poi stai a discutere ore per decidere se fanno più o meno male dei dolori del parto.
Si beve tanta acqua e poi si aspetta che il sassolino faccia il suo percorso.
Invece il mio occhio va "decisamente meglio", dice l'oculista.
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martedì, 26 febbraio 2008, ore 22:18

La pagella del mio ragazzo è bellissimissima!

Adesso potete:
A) insultare il papà e la mamma che non avevano capito niente
B) fare i complimenti a Davide, che se li merita
C) aspettare argomenti più interessanti su cui intervenire

PS: Davide coglie l'occasione per ringraziare tutti dei meravigliosi auguri di buon compleanno.
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mercoledì, 20 febbraio 2008, ore 18:23

"C'è una macchia lì che non mi piace"

Colliro A + collirio D quattro volte al giorno + pomata alla sera
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martedì, 19 febbraio 2008, ore 23:27

L'anno scorso si è lamentato perché non vi avevo avvisato per tempo.
Siccome domani sarà una giornata un po' intensa mi metto avanti.

Tra 33 minuti è il compleanno di Davide.

Poi non dite che non ve l'ho detto.
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lunedì, 18 febbraio 2008, ore 18:03

Colliro A + collirio C quattro volte al giorno + pomata alla sera
L'infezione è tornata.
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